tradimenti
Tre bicchieri: io, Giulia e Malik
01.02.2026 |
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"Il loro bacio fu lento, profondo, carico di una tensione che mi attraversò tutto il corpo..."
Dicembre 8, 2025Ci eravamo trasferiti in quel nuovo quartiere tranquillo appena sei mesi prima. Una zona di Milano completamente riqualificata, elegante, con giardini curati e palazzi moderni. Il progetto ci aveva conquistati fin dal primo rendering.
Ma nulla mi aveva preparato all’arrivo di Malik.
E soprattutto a ciò che avrebbe risvegliato in Giulia… e in me.
Malik era alto, atletico, con un portamento sicuro e uno sguardo intenso. Si muoveva con calma, come chi è consapevole della propria presenza. Me ne accorsi subito. Ma mi accorsi ancora di più di come lo guardava mia moglie.
Lo osservava dalla finestra fingendo di sistemare casa. Le sue mani restavano sospese, lo sguardo fisso su di lui. Quando si chinava per scaricare gli scatoloni dal furgone, Giulia tratteneva il respiro. Era evidente che qualcosa si stesse muovendo dentro di lei. Un desiderio che non cercava nemmeno di nascondere.
Quella sera, a cena, me ne parlò apertamente.
«Hai visto che mani? Dev’essere una persona molto… sicura di sé.»
Lo disse sorridendo, ma nei suoi occhi c’era altro. Una curiosità che conoscevo bene.
Io mi sentivo diviso tra gelosia e una strana eccitazione. Da tempo giocavamo con certe fantasie, ma ora avevano un volto, un nome. Un uomo reale.
Una settimana dopo, Giulia gli propose un aperitivo a casa nostra, con la scusa del buon vicinato. Malik accettò con naturalezza.
Quando me lo disse, era in cucina, in vestaglia.
«Solo noi tre. Pizza, vino… e vediamo come va.»
Non risposi subito. La guardai. E annuii.
Venerdì arrivò in fretta. Giulia si preparò con una cura che non le vedevo da tempo: un vestito semplice ma elegante, profumo leggero, trucco discreto. Io mi sentivo già un osservatore, più che un protagonista.
Quando Malik suonò, l’atmosfera cambiò subito. Giulia era diversa: rideva più forte, si muoveva con grazia studiata, cercava il suo sguardo. Io versavo il vino, parlavo poco. Mi sentivo ai margini di qualcosa che stava nascendo davanti ai miei occhi.
A tavola si parlò di lavoro, di città, di vita. Malik raccontava con calma, ma ogni tanto si fermava, osservava Giulia… poi me. Come se stesse leggendo la stanza.
Un gesto, quasi invisibile, cambiò tutto: Giulia gli sfiorò il braccio mentre gli passava il sale. Lui non si ritrasse. Le loro mani rimasero vicine un secondo più del necessario.
Capii che entrambi avevano percepito la stessa cosa. Una possibilità.
Dopo un momento di silenzio, Malik mi guardò.
«Va bene per te se la bacio?»
Non parlai. Annuii soltanto.
Giulia si voltò verso di lui e si lasciò prendere. Il loro bacio fu lento, profondo, carico di una tensione che mi attraversò tutto il corpo. Io restai fermo. Sapevo che da lì in poi nulla sarebbe stato come prima.
Si spostarono in salotto. I movimenti erano naturali, come se tutto fosse già stato deciso da tempo. Io rimasi a guardarli, seduto poco distante, con il cuore che batteva forte.
Non c’era brutalità. C’era dominio silenzioso, abbandono totale.
Giulia si lasciava guidare, Malik la conduceva con fermezza e rispetto.
Io assistevo. Non come un estraneo, ma come parte della scena.
Era la mia resa. La mia accettazione.
Quando Giulia raggiunse il suo momento più intenso, pronunciò il mio nome. Non mi guardò. Ma io capii che facevo parte di quell’istante.
Dopo, Giulia restò distesa sul tappeto, stanca e luminosa. Malik si rivestì con calma, le diede un bacio sulla fronte e se ne andò.
Io rimasi accanto a lei.
La guardavo come se la vedessi per la prima volta.
Mia moglie.
Donna libera.
Donna desiderante.
E io avevo trovato il mio posto.
Non era solo umiliazione.
Era consapevolezza.
Era un nuovo equilibrio.
Ero il marito che guarda.
Il marito che accetta.
Il marito che sceglie.
E per la prima volta, mi sentii completo.
ScopatiMiaMoglie | SMM
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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